Terra Santa. Storia, politica, spirito

Terra Santa - pellegrinaggio di Andrea Tremaglia

Questi quattro giorni di pellegrinaggio sono stati molto istruttivi. Ho avuto spesso la sensazione di non essere preparato, sul piano spirituale e personale, a quello che stavo vivendo, dunque di non viverlo fino in fondo. Ma immagino che sia giusto così.

Sono luoghi di cui abbiamo sentito parlare migliaia di volte, a messa, a catechismo e, purtroppo, anche nella cronaca. Visitarli per me ha significato comprendere che in realtà non li conoscevo affatto.

Sul piano storico, in Terra Santa ogni strato della storia è una sovrascrittura: a volte si aggiunge a ciò che c’era prima, a volte lo cancella. Si respira letteralmente la storia ed è commovente pensare che, in molti casi, si toccano pietre e si osservano paesaggi che sono gli stessi dai tempi di Gesù, e talvolta da molto prima.

Tutti i monumenti religiosi che abbiamo visto, tranne la Basilica della Natività, sono ricostruzioni successive degli originali, che nei secoli sono stati distrutti, sostituiti o inglobati in costruzioni successive. I muri e le strade portano letteralmente i segni delle diverse dominazioni che si sono succedute.

Inoltre, colpisce la convivenza “condominiale” in questi luoghi sia delle diverse religioni sia, nei luoghi cristiani, di latini, ortodossi, armeni. Una convivenza difficilissima ma possibile, che rimanda naturalmente all’attualità politica.

Abbiamo visto una nazione militarizzata. Oltre ai tanti militari per le strade, mi ha colpito incontrare tanti ragazzi, anche giovanissimi, che giravano armati pur in abiti borghesi. Li ho incontrati per strada, nel nostro albergo, alla reception, negli ascensori.

È una delle immagini che più mi ha colpito e che meglio restituisce la situazione che qui si vive. L’impressione di essere sempre sotto una sorta di assedio invisibile. Molto orgoglio e molta determinazione.

Quando abbiamo lasciato i territori controllati da Israele per le zone palestinesi, come Gerico e Betlemme, abbiamo trovato scenari totalmente diversi, pur a pochissimi chilometri. Povertà, senz’altro. Dignità. Scenari molto simili a quelli che avevo già incontrato nei miei viaggi in altri paesi arabi, in Oman, in Egitto, in Marocco.

Gerusalemme è invece qualcosa di unico anche dal punto di vista urbanistico, oltre che estetico, ed è difficile da descrivere. La città vecchia, dentro le mura, ospita circa 30.000 abitanti: per dare un riferimento, è una cinta muraria più corta di quella delle Mura veneziane di Bergamo, dove dentro le Mura abitano circa 2.000 persone, e con una lunghezza paragonabile a quella delle mura di Lucca, al cui interno vivono 9.000 persone. Tanta gente, pochi turisti, ma nessuna confusione.

Domenica mattina ho fatto di corsa il giro delle mura: difficile, è tutto un saliscendi, con salite anche molto impegnative, ma meraviglioso.

Ecco: difficile ma meraviglioso credo sia una buona sintesi dell’esperienza.

Nei miei diari quotidiani ho usato i verbi viaggiare, restare, vedere e i sostantivi pace, speranza e coraggio come parole chiave dei tre giorni.

Il pellegrinaggio non è una vacanza. Non c’è spazio per il turismo perché non c’è spazio per la distanza. Sono luoghi che, quando si toccano, ti toccano, ti avvolgono, ti ingoiano. Penso che anche per chi non è credente sia difficile restare indifferente alla Basilica della Resurrezione, dove puoi toccare la roccia del Calvario, o trovarti a tu per tu con il Sepolcro di Gesù Cristo. E se anche non si visitano direttamente, questi sono luoghi che puoi sentire nell’aria, nei volti.

Abbiamo vissuto questa piccola avventura rispondendo all’appello di un grande uomo, il cardinale Pizzaballa — incontrarlo è stato davvero incredibile — a far tornare i pellegrini in Terra Santa.

Nel 2019, l’ultimo anno prima del Covid, dall’Italia erano arrivati circa 200.000 pellegrini. Oggi sono quasi scomparsi. Con loro è sparita una parte enorme dell’economia da cui dipendono molte comunità locali, e in particolare quelle cristiane.

Voglio chiudere proprio su di loro. Sono una comunità piccola, circa l’1,5% della popolazione, ma straordinariamente viva. Legata alla propria fede in un luogo e in un tempo in cui non è sempre facile viverla. Una condizione che noi italiani facciamo fatica perfino a immaginare.

Il pellegrinaggio non è una vacanza, l’ho già detto. I luoghi che abbiamo visitato sono sicuri, ma richiedono le dovute accortezze e anche qualche scomodità.

Io credo che ne valga certamente la pena. Non solo per ciò che questo viaggio può lasciare a noi, ma anche per ciò che la nostra presenza può significare per loro.

I tre diari dalla Terra Santa

Giorno 1 – Viaggiare come gesto di pace

Giorno 2 – Restare come gesto di speranza

Giorno 3 – Vedere come gesto di coraggio

Condividi questo post:

Related Posts