Con il via libera definitivo della Camera allo Stabilicum, l’Italia compie un passo importante verso una democrazia più chiara, più partecipata e soprattutto più rispettosa della volontà degli elettori.
Un risultato che Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia hanno sostenuto con determinazione, e che introduce tre novità destinate a cambiare concretamente il rapporto tra cittadini e politica.
La prima riguarda le preferenze. Dopo 35 anni gli italiani tornano a poter scegliere direttamente, anche alle elezioni politiche, i propri rappresentanti. Non più soltanto simboli e liste, ma nomi, persone, quindi responsabilità e collegamento con il territorio. È un ritorno al rapporto diretto tra eletto ed elettore.
La seconda novità è l’indicazione del Presidente del Consiglio. Prima del voto ogni lista o coalizione dovrà dichiarare chi propone alla guida del Governo. Si tratta di una scelta di trasparenza: gli italiani devono sapere prima chi si candida a governare il Paese. Un impegno politico contro i giochi di palazzo e contro gli inciuci costruiti dopo il voto, che ci hanno portato troppe volte a governi costruiti dalle alchimie partitiche invece che dalla volontà degli elettori.
La terza innovazione riguarda il voto degli studenti fuori sede. Per anni se ne è parlato, oggi diventa realtà: chi studia lontano dal proprio Comune di residenza potrà votare senza dover affrontare lunghi e costosi spostamenti. Una battaglia che soprattutto la sinistra giovanile ha fatto finta di cavalcare per tanti anni, finché non hanno tirato giù la maschera avversando questa riforma perché firmata dalla destra.
Quindi tre riforme in una, unite dalla stessa idea: restituire peso alla scelta dei cittadini. Più possibilità di scegliere i parlamentari. Più chiarezza su chi guiderà il Governo. Più facilità nell’esercizio del diritto di voto.
È questa la direzione giusta: una politica meno chiusa nei palazzi e una democrazia più vicina alle persone.

